lunedì 27 giugno 2011

Mentre New York festeggia i matrimoni gay, all'Italia bastano i Gay Pride

C'è un vezzo singolare tra la comunità LGBTQ italiana: festeggiare, come fosse propria, la vittoria sui diritti che sempre più paesi democratici riescono a raggiungere. L'ultima è quella arrivata in questo weekend dal Senato dello Stato di New York che con 33 voti contro i 29 contrari, ha sancito il diritto per le coppie dello stesso sesso di contrarre matrimonio. Il tutto con l'appoggio del Presidente Obama. Anche lì gli alti vertici del clero hanno tentato di fare la voce grossa; di ricattare elettoralmente qualcuno dei Repubblicani, ma certi politici illuminati hanno capito bene che il clero ha tutto il diritto di ribellarsi, di essere contrario all'omosessualità e alle sue rivendicazioni, ma è nella sua natura che la politica deve occuparsi dei cittadini ancor prima che dei ricatti clericali.

Forte e chiaro il discorso che il Presidente degli Stati Uniti ha fatto poco prima del voto.

"Siamo stati creati uguali. Ho sempre pensato, come mi hanno insegnato mia madre e i miei nonni che la discriminazione fosse sbagliata. E' così che la penso fin da piccolo. Ho sempre creduto che la discriminazione in base all'orientamento sessuale  o all'identità sessuale sia una violazione dei principi su cui questa nazione è fondata. Le coppie gay devono avere gli stessi diritti di tutte le altre".

E' naturale che sentire parlare così un presidente degli Stati Uniti, apre il cuore anche a chi americano non è. Qui da noi, se proprio ci va di lusso, sentiamo qualche bla bla strascicato, poco convinto, di qualche politico di sinistra che affida alle agenzie dichiarazioni contro altre dichiarazioni dei soliti Giovanardi o di qualche sindaco che puntualmente le spara grosse sui gay o sulle transessuali. Ci si indigna, si fa la voce grossa, e al contestato e al contestatore vengono offerti fiumi di minuti in televisione e in radio a spiegare l'inspiegabile. E noi lì a tifare per l'uno o per l'altro, come fossimo in un'arena.

Ci siamo affidati ad una politica che è rimasta sorda, lontana e meschina. Ci siamo cibati delle speranze che si sono fatte illusioni persino quando il Parlamento pullulava di parlamentari apertamente gay. Nonostante l'alacre e riconosciuto lavoro di Franco Grillini e di qualcun altro. Ma risultati fattibili, concreti, zero. La politica italiana non è riuscita a colloquiare con il movimento gay e quest'ultimo non è riuscito a imporsi sulla politica. Sinergia zero! Le decine di sigle che costellano il firmamento LGBTQ nostrano non sono riuscite neppure a dialogare tra loro se poi persino tra l'ex presidente nazionale di Arcigay e l'attuale, son volate parole grosse in occasione dell'Europride di Roma. Un esercizio che fa male anche a chi di Arcigay non è! Fa male a tutti e forse la politica stessa ha capito che le divisioni all'interno e all'esterno dei movimenti giova al loro menefreghismo e alla loro inerzia.

Ora siamo tutti in festa per il risultato di New York, come lo siamo stati ai tempi del Pacs francese o del matrimonio e adozioni sanciti dal governo Zapatero in Spagna. E festeggiamo in un paese dove le Famiglie Arcobaleno sono apolidi; una legge contro l'omofobia non riesce neppure a dire: "onorevoli colleghi, volevo spiegare perché serve...."; gli adolescenti gay devono nascondersi dalla famiglia e dagli amici, eccetera, eccetera. Ma che abbiamo da festeggiare se siamo in tali condizioni?

Ah, quasi dimenticavo: ci restano i Gay Pride, certo. Bel risultato all'Europride romano con Lady Gaga. A Milano, il sindaco Giuliano Pisapia fa imbandierare dei colori raimbow Corso Buenos Aires, ma poteva anche farsi vedere al corteo; diversamente a Napoli, il sindaco Luigi De Magistris apre il corteo accanto al vicesindaco e all'assessore alla sicurezza. E' capitato e capiterà anche in altre città e capitali europee e nel mondo che a milioni si riversano nelle strade per celebrare e ricordare i moti di Stonewall. A vedere le immagini che arrivano dal Pride di Berlino c'è da far impallidire quelli nostrani. Ma noi restiamo convintamente contenti che oggi esiste il matrimonio gay a New York. Ci dà forza e speranza. Come è accaduto per Zapatero e altri. Passate le settimane riusciamo ad archiviare forza e speranze.

Ieri, Guido Lanza e Ciro Scelsi si sono uniti in matrimonio nel tempio valdese di via Francesco Sforza a Milano. Una benedizione davanti alla comunità di fedeli. Quando il pastore Giuseppe Platone ha preso la parola per l'omelia, ha detto tra l'altro:

"Che cosa significa diverso? Siamo tutti diversi".

Guido e Ciro, all'indomani del rito, sono per la legge italiana due emeriti sconosciuti, senza alcun diritto che la legge assegna alle coppie sposate. Restano i doveri! Bel Paese davvero il nostro.

Avanti con i Gay Pride.


 

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